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Direttore Sanitario Dr. Antonino Nigito

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Fibromialgia: panoramica, sintomi, origini e trattamenti

La fibromialgia, nota anche come sindrome fibromialgica, emerge come una condizione cronica e sistemica che pervade il corpo con un dolore diffuso che affligge muscoli, ossa e tendini, portando con sé una stanchezza profonda e una serie di sintomi associati. Questa sindrome, che tocca circa l’1-3% della popolazione globale, mostra una prevalenza significativamente maggiore nelle donne, lanciando un chiaro segnale su una disparità di genere nel contesto del dolore cronico.

Le origini della fibromialgia rimangono avvolte nel mistero, con le ricerche ancora in corso per disvelare le cause sottostanti. Questa mancanza di chiarezza si riflette anche nel panorama terapeutico, dove mancano cure mirate e specifiche per affrontare direttamente la sindrome.

Definita per la prima volta nella metà dell’800 e ufficialmente riconosciuta nel 1976, la fibromialgia rimane una patologia enigmatica, spesso etichettata ingiustamente come frutto dell’immaginazione del paziente a causa della sua natura “invisibile”. La persona affetta, apparentemente in salute, si trova così a navigare in un mare di incomprensioni e pregiudizi, rendendo il percorso verso il riconoscimento e il trattamento ancor più arduo.

Procediamo ora nell’esplorazione dei sintomi, delle cause e delle strategie terapeutiche attualmente disponibili per affrontare questa sfuggente sindrome, nella speranza di gettare luce su una condizione che, seppur invisibile agli occhi, grava pesantemente sulla vita di chi ne è affetto.

I sintomi caratteristici associati alla fibromialgia

I sintomi associati alla sindrome fibromialgica si presentano in un ampio spettro, con il dolore diffuso agli arti, che coinvolge sia muscoli che ossa, come manifestazione primaria. La condizione, tuttavia, è caratterizzata da una varietà di altri segnali:

  • Rigidità muscolare, risultante dalla tensione continuativa dei muscoli.
  • Una pervasiva sensazione di stanchezza, che si manifesta anche in seguito a sforzi lievi.
  • Disturbi nel sonno, che impediscono un riposo adeguato.
  • Cefalea o emicrania, che aggiungono un ulteriore livello di disagio.
  • Alterazioni della sensibilità e della percezione della temperatura, che possono tradursi in formicolii o sensazioni di freddo agli arti o in specifiche aree del corpo.
  • Acufeni, percezione di fischi o rumori nelle orecchie.
  • Vertigini, che possono compromettere la stabilità quotidiana.
  • Disturbi dell’equilibrio, che si manifestano con instabilità e tendenza a sbandare.
  • Problemi visivi, che influenzano la qualità della vita.
  • Disturbi gastrointestinali, che affliggono il sistema digestivo.
  • Problemi legati all’apparato genitale e urinario.
  • Stati d’ansia, che aggravano il quadro clinico generale.
  • Depressione e alterazioni dell’umore, che incidono profondamente sul benessere emotivo.
  • Difficoltà di memoria e concentrazione, che influiscono sulla vita quotidiana e professionale.
  • Rigidità al risveglio, che rende difficoltoso l’inizio della giornata.
  • Sensazione di impaccio nei movimenti, che limita l’autonomia.

È importante sottolineare che, nei pazienti affetti da fibromialgia, è frequente la coesistenza di altre condizioni di salute, rendendo il quadro clinico complesso e la necessità di un approccio terapeutico personalizzato e multidisciplinare.

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Cause e fattori di rischio della fibromialgia

Le origini della sindrome fibromialgica rimangono avvolte nel mistero, sebbene siano stati identificati diversi fattori potenzialmente scatenanti. Tra questi si annoverano:

  • Eventi di vita stressanti, quali malattie gravi o la perdita di persone care.
  • Traumi, sia di natura fisica che psicologica.
  • Eccessivo affaticamento.
  • Disordini del sonno.
  • Predisposizione genetica.
  • Precedenti malattie o infezioni, come la malattia di Lyme (causata dal batterio Borrelia burgdorferi), infezioni da Mycoplasma, parvovirus B19, coxsackievirus, HIV, virus dell’epatite B e C, HTLV-I e il virus di Epstein-Barr (che causa la mononucleosi); in tali contesti, fibromialgia e dolore cronico sono considerati tra le conseguenze post-infettive.

Si ritiene improbabile che un singolo fattore possa innescare la sindrome; piuttosto, sembra che essa derivi da anomalie nel modo in cui il sistema nervoso centrale e periferico gestisce il dolore, confondendo stimoli dolorosi e non dolorosi. Questo porta a classificare la fibromialgia tra le sindromi da dolore centrale.

Generalmente, il decorso della sindrome fibromialgica non tende a peggiorare nel tempo; tuttavia, la comparsa di ulteriori patologie può aggravarne i sintomi. Gli eventi infettivi menzionati possono exacerbare i sintomi in chi già soffre di fibromialgia, benché il ruolo esatto dell’infezione nell’evocare il dolore cronico rimanga indefinito.

Si è ipotizzato anche un legame tra l’insorgenza della fibromialgia e l’amministrazione di vaccini polivalenti, i quali potrebbero indurre una reazione intensa del sistema immunitario. Questa teoria, però, non ha ancora ricevuto conferma scientifica.

Attualmente, mancano test di laboratorio o radiologici capaci di diagnosticare specificamente la fibromialgia, rendendo necessario affidarsi a una diagnosi differenziale, operata dal reumatologo, per escludere altre condizioni che presentano sintomi simili ma sono identificabili tramite test specifici.

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